L’inarrestabile ascesa delle truffe

La frode è un comportamento tipicamente umano e oggi sociale. Lo aveva ben inteso Dante che collocava i fraudolenti nel cerchio più profondo dell’abisso infernale, perché la frode, al contrario della forza bruta, è una prerogativa (negativa) esclusiva dell’uomo in quanto richiede l’uso della ragione e dunque mortifica la più alta qualità umana convertendola al male.

Forse non adeguatamente percepita nella sua dimensione non solo criminale ma anche sociale, la truffa è un reato assai insidioso ed è quello con il maggiore incremento negli ultimi anni. Le indagini Istat sul numero dei delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria segnalano una continua crescita: dai 145.010 del 2015 si è passati, resistendo anche al lockdown, attraverso un progressivo aumento, ai 273.872 del 2022. Appare assai probabile che il numero delle truffe sia in realtà molto più elevato, per la riluttanza alla denuncia (e forse anche la vergogna, come accade per gli anziani) di chi dovrebbe ammettere di essere stato imbrogliato e talora magari anche perché la stessa vittima avrebbe dovuto ottenere un ritorno dal suo “investimento”. Quando poi la denuncia viene fatta, molto spesso il racconto è poco accurato, o perché la vittima non vuole che si sappia tutta la verità, o perché davvero non ha capito come si siano svolti i fatti: dunque è anche difficile scoprire i truffatori.  Oggi, in fondo, tutti siamo destinatari di “artifizi e raggiri”: basta aprire la casella spam della nostra posta elettronica per scoprire di essere eredi di inesistenti patrimoni, così come le banche richiamano la nostra attenzione su sms falsi e ingannevoli che ci invitano a fornire dati riservati con il rischio di vedersi svuotati i propri conti correnti. Senza dimenticare le vicende di pandori, raggiri romantici e altre amenità di quest’ultimo periodo.

La storia della truffa è ammantata di episodi mitici, tra finzione e incredibile realtà. Dalla geniale fantasia dell’indimenticabile Totòtruffa, al film di Chabrol sulla vera vicenda dell’uomo che riuscì a vendere la Tour Eiffel, fino a fatti ugualmente accaduti come la vendita dei falsi diari di Hitler, con il coinvolgimento talora anche di personaggi famosi come l’economista Keynes (che fu raggirato da un tale che lo convinse di essere tra gli eredi del pirata Drake) o il matematico Chasles (che acquistò presunte lettere di Giuda a Gesù Cristo e di Cleopatra a Cesare).

Dalla sua storia romanzata si passa però a una triste realtà. In una società come quella attuale, che vive di informazione e comunicazione, l’inganno mette in pericolo non solo il nostro patrimonio ma la stessa nostra fiducia nel vivere comune: un danno irrimediabile. La frode si accompagna all’interazione sociale e dunque si sviluppa in parallelo a essa, risultando ancora più grave quando sfrutta la fiducia e la buona fede: questo ne spiega la straordinaria attualità e la elevata frequenza pratica. Tra vecchie e moderne forme di comunicazione la frode, l’inganno, trova di continuo nuovi percorsi e purtroppo sempre più numerose vittime, lucrando sulla debolezza umana. Eppure proprio la truffa è il reato in cui più la potenziale vittima (cioè tutti noi) può arginarne l’espansione. Certo non sempre, visto che i più deboli sono privi di ogni autodifesa (e per gli sfruttamenti commessi nei loro confronti subentrano anche altri reati), ma talora si può fare qualcosa. Noi penalisti definiamo la truffa il tipico delitto a cooperazione artificiosa, perché, semplicemente, nella truffa è la stessa vittima (ingannata) a compiere l’atto produttivo del danno. E allora attenzione, informazione, buon senso, realismo e prudenza sono elementari regole di comportamento, forse dimenticate perché troppo semplici. I due settori nei quali più facilmente si innesta l’inganno sulla fiducia del contraente debole sono quello del commercio elettronico e quello della vendita di strumenti e prodotti finanziari a investitori non professionali: nel primo devono essere imposte (ma già in parte esistono) regole ferree per distinguere le (legittime) tecniche di persuasione, ormai sempre più raffinate, dalle vere e proprie manipolazioni psicologiche; nel secondo si sperimentano con successo rigorose regole di condotta – fondate su doveri di diligenza, correttezza e trasparenza – volte a evitare inganni, con sanzioni quali la sospensione dall’attività o addirittura la radiazione dal settore. Qualche segnale in un mare in cui la truffa naviga sempre col vento in poppa.

Pubblicato su La Nuova Sardegna del 29 febbraio 2024

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