La difficile missione dei medici (ai tempi del covid e non solo)

In prima fila nella lotta al covid, con rischio anche per la propria salute e con numerose vittime tra i suoi componenti, la categoria dei medici e in generale degli operatori sanitari ha, a gran voce, posto l’esigenza di precisi limiti alla responsabilità in questa fase (tragica, dolorosa e incerta). Questa richiesta è stata sintetizzata (malamente) con l’espressione “scudo penale”, quasi a voler far pensare a una sorta di corazza che protegga queste categorie dall’intervento del diritto penale nell’accertamento di responsabilità legate alla professione medica. Ricondotta la questione nei confini del nostro ordinamento giuridico, a nessuna categoria è dato di essere esclusa dall’applicabilità del diritto penale. D’altro canto però sono tali e tante le specificità della professione medica che il Parlamento non è rimasto insensibile ai profili di responsabilità ed è intervenuto con un decreto in via di conversione in legge. Dapprima si è adoperato per la fase della vaccinazione, disponendo la non punibilità per i fatti di omicidio colposo e lesioni colpose quando la vaccinazione sia avvenuta in conformità delle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione del vaccino e nelle circolari del Ministero della Salute: una disposizione non indispensabile ma utile, innanzitutto per il messaggio che veicola in una fase così delicata, e poi per tutelare il personale non sanitario (compresi i volontari) addetti e nel sottolineare ancora quali sono le regole cautelari che vengono in rilievo. Se lo scopo era però di tranquillizzare la categoria medica, la finalità non poteva dirsi raggiunta, perché la richiesta era più ampia, quella cioè di intervenire non solo per i vaccini, ma per l’intera fase emergenziale. Così in questi giorni è stato approvato dal Senato un emendamento, proposto dallo stesso relatore, il quale prevede che durante la fase di emergenza epidemiologica si sia punibili per i fatti di omicidio colposo e lesioni colpose, commessi nell’esercizio di una professione sanitaria e che trovano causa nella situazione di emergenza, solo nei casi di colpa grave. Ma il Senato è andato ancora più in là, indicando come valutare (ed eventualmente escludere) la colpa grave: il giudice dovrà dunque tenere conto della limitatezza delle conoscenze scientifiche al momento del fatto sulle patologie da SARS-Cov-2 e sulle terapie appropriate, nonché della scarsità delle risorse umane e materiali concretamente disponibili in relazione al numero dei casi da trattare, oltre che del minor grado di esperienza e conoscenze tecniche possedute dal personale non specializzato impiegato per far fronte all’emergenza. Questo limite alla responsabilità penale medica nella fase emergenziale è stato accolto con favore, soprattutto perché tiene conto del contesto straordinario e delle difficoltà nelle quali gli operatori operano in questo periodo. Il provvedimento dovrà essere approvato in via definitiva dalla Camera, ma va interpretato fin d’ora anche per i messaggi che invia. Da un lato evita che ogni tipo di errore venga in considerazione, d’altro canto se si pensava a una norma che impedisse l’avvio di procedimenti penali, questo non era certamente possibile, perché l’accertamento che i fatti siano andati in un determinato modo, e che la colpa sia grave, dovrà sempre essere doverosamente svolto, il che darà vita alla sequela di atti processuali (autopsie, iscrizioni nel registro degli indagati, ecc.) ben noti. In fondo però è un segnale di attenzione per un tema, sociale e non solo penale, quello della responsabilità medica, particolarmente acuto nel nostro Paese, con oltre 300.000 procedimenti (vari) pendenti; e va interpretato anche come un appello al buon senso per tutti. Dunque nessuno “scudo” penale ma una norma di garanzia, che esclude la ricerca, spesso invocata dall’opinione pubblica, di un responsabile sempre e comunque (costante della nostra epoca storica) e lascia ferma la punizione delle gravi imperizie e negligenze dei sanitari. E apre la strada, anche dopo cessata l’emergenza, a una complessiva riconsiderazione della responsabilità medica.

Pubblicato su La Nuova Sardegna del 19 maggio 2021

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