L’importanza di studiare: e in Sardegna ancora di più


L’importanza di studiare: e in Sardegna ancora di più

Arrivati ormai quasi alla fine del percorso scolastico, si pone per tante famiglie la decisione se iscrivere i propri figli all’università. Innanzitutto è compito delle Istituzioni far sì che tutte le famiglie salde siano messe in grado di poter fare questa scelta, anche per arrestare lo storico trend che vede laureati soprattutto i figli di laureati, segno questo di scarsa mobilità sociale: dunque compito primario è garantire assegni e borse di studio, servizi abitativi e di mensa, facilitazioni di trasporto, servizi sanitari e in genere ogni servizio utile ad attuare il diritto allo studio; qui la Regione tramite l’Ersu fa la sua parte, lo Stato meno, visto che è quintultimo in Europa per spese per istruzione. Una volta che la scelta può davvero essere di tutti è bene dissipare il dubbio presente in questo periodo di svalutazione dell’Istruzione universitaria: studiare serve perchè forma la persona e il modo di pensare, perché è straordinariamente stimolante, perchè dà la possibilità di conoscere, e di imparare da chi conosce, dà la libertà di scegliere, di misurare te stesso, e tutti devono avere il diritto di farlo, se lo desiderano. Studiare serve però non solo come affermazione interiore, non solo come promozione sociale ma per trovare lavoro. I dati ISTAT 2018 relativi al 2017 confermano il ruolo fondamentale del grado di istruzione. Nel 2017 il tasso di occupazione cresce per tutti i livelli di istruzione, con un incremento più elevato per i laureati. Nell’ultimo decennio la riduzione del tasso di occupazione è stata più contenuta per i laureati, che hanno quasi recuperato il livello del 2008 (78,3% contro il 78,5). Nel 2017 sono occupate invece poco più di quattro persone su dieci con al massimo la licenza media e quasi due terzi dei diplomati. Interessante anche notare che Istruzione aiuta a mitigare il divario di genere, comunque a sfavore delle donne, divario che diminuisce appunto al crescere del livello d’istruzione. Insomma, è vero che non sempre i laureati ottengono un lavoro pienamente corrispondente alle loro aspettative e al loro titolo (questa è una nota dolente), ma è indubbio che laurearsi aiuta a trovare lavoro. A fronte di questi dati emerge invece la povertà di laureati in Italia e in Sardegna ancor di più: i giovani (da 25 a 35 anni) con titolo universitario erano il 20,7% nel 2010, oggi sono al 25,6 (in Sardegna meno del 20): in Europa attualmente sono invece il 40,4%. Quasi scontato osservare dunque che investire nella scuola e nell’Università è un’urgenza assoluta: rendere le persone più preparate migliora le persone stesse, aiuta il mondo dell’istruzione e soprattutto porta benefici economici ai singoli e al sistema.