Le truffe agli anziani rappresentano oggi un preoccupante fenomeno non solo criminale ma anche sociale. Le persone anziane sono una categoria caratterizzata da specifici fattori di vulnerabilità, quali l’età anagrafica, il minor vigore sia fisico che psicologico, in alcuni casi un livello di istruzione non elevato, e non ultimo, un forte bisogno di comunicare: qui il truffatore agisce facendo affidamento sulle eventuali ridotte capacità di reazione e di critica della vittima e spesso sul suo bisogno di avere relazioni sociali. In fondo è spesso la solitudine il primo fattore di rischio. Le vittime anziane subiscono poi un duplice danno, dato che a quello economico si aggiunge quello di natura psicologica costituito dal sentimento di vergogna (o pudore) del riconoscersi inadeguato o troppo ingenuo, che porta a innalzare la cifra oscura con le mancate denunce: il numero cioè dei reati dei quali veniamo a conoscenza, già elevatissimo, è molto minore delle truffe in danno degli anziani che vengono davvero perpetrate. Proprio per tutte queste valutazioni era stata proposta in Parlamento l’introduzione di una nuova fattispecie di frode patrimoniale ai danni di soggetti che versano in situazione di vulnerabilità psicofisica in ragione dell’età avanzata, improntata sull’anticipazione della soglia di rilevanza penale rispetto alla truffa e alla circonvenzione di incapaci. Oggi la truffa in danno degli anziani viene punita comunque con un aggravamento che porta a una pena da uno a cinque anni di reclusione e alla perseguibilità d’ufficio, senza necessità cioè di querela. Mai però come in questo settore la repressione serve ma è decisiva la prevenzione. A questa si dedicano in particolare le Forze dell’Ordine con una serie di iniziative, fatte di incontri pubblici, di informazioni e di consigli (diffidare delle apparenze, non pagare in contanti, non aprire la porta agli sconosciuti, non fidarsi dei tesserini, non farsi distrarre, non rilasciare confidenze al telefono, ecc.) e con una attenta vigilanza nei luoghi dove più spesso gli anziani corrono rischi, come per esempio gli uffici postali, gli istituti di credito e i mercati. La maggior parte delle truffe in danno degli anziani si realizza però nelle proprie abitazioni, approfittando, come detto prima, della solitudine: si individua un punto debole nella vittima, si stabilisce un contatto e poi si agisce. Addirittura in questa epoca di pandemia si sono verificati casi di falsi operatori sanitari che hanno convinto le vittime a farsi fare dei tamponi in casa, oppure si sono presentati per controlli del green pass, facendo poi razzia dei beni degli anziani ingannati. Ma questo è solo un esempio delle innumerevoli tecniche attraverso le quali si approfitta della credulità delle vittime: si può essere fermati per strada, raggirati al telefono o per posta o con internet. Il fenomeno è odioso sul piano etico. Dacia Maraini si chiedeva da dove viene questa crudeltà, soprattutto giovanile, da dove viene questa tendenza a prendersela coi più fragili, senza riflettere che anche loro hanno in casa degli anziani che si perdono facilmente, e che loro stessi diventeranno vecchi, lenti ed esposti? Un segno dei tempi verrebbe da dire, dell’egoismo, dell’esaltazione della merce, dell’apparenza, anche in fondo della cattiveria umana. Ma come è stato ugualmente detto, la comunità è madre, ogni giorno, di tutta se stessa. E allora la solitudine, anche di chi pure vive in compagnia, non è un destino ineluttabile, la prima difesa è parlare, confidarsi, chiedere consiglio, sempre che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare. Questa disponibilità, questa offerta solidale sarebbe in fondo il segno di una collettività che ritrova se stessa, la misura, l’essenza dello stare insieme. E non è casuale che il maggior numero di queste truffe si verifichino nei grandi centri e nelle regioni più popolate, dove questa dimensione di umanità è più a rischio.
Pubblicato su La Nuova Sardegna dell’8 febbraio 2022